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I Rosati di Ponzano di Civitella del Tronto: Giovanni - Pietro - Vincenzo

Note bio-bibliografiche, ritratti, testi dialettali

 

Pietro e Vincenzo Rosati

 

 

La famiglia Rosati, originaria di Ponzano di Civitella del Tronto, è conosciuta soprattutto per l'opera di due suoi esponenti, Pietro e Vincenzo.
Pietro Rosati (1834-1915), barnabita, fu singolare figura di poeta e scienziato, fondatore a Bologna, nel collegio San Luigi Gonzaga, di quel Museo zoologico e mineralogico che ancora oggi porta il suo nome;
Vincenzo Rosati (1859-1943), fu ingegnere, pittore, archeologo; fondatore e direttore di numerose scuole di Arti e Mestieri, in Italia e all'estero.

Bibliografia: numerosi sono gli studi e le pubblicazioni recenti sui due personaggi:

  • Fotografie della collezione Rosati, a cura di Fausto Eugeni, Gaetano Ronchi, Renata Ronchi, Sant'Atto di Teramo, Edigrafital, 2004;

  • Renata Ronchi, Vincenzo Rosati educatore e artista, in "Notizie dalla Delfico", 2005, n.3, pp.22-61;

  • Renata Ronchi, Personaggi e ambienti del mondo contadino abruzzese nei dipinti di Vincenzo Rosati, in "Aprutium", 2001 [sic, ma 2006], nn.1-3, pp.245-254.

  • Un profilo bio-bibliografico di Pietro Rosati, come noto, fu realizzato da Raffaele Aurini all'interno del Dizionario bibliografico della Gente d'Abruzzo, nel 1973, ristampato da Andromeda nel 2002;

  • è ora in stampa a cura della stessa editrice Andromeda, il nuovo Dizionario Gente d'Abruzzo all'interno del quale verrano pubblicate le voci bio-bibliografiche dei Rosati, relative non solo a Pietro (aggiornamento), e a Vincenzo ma anche a Giovanni, tanto straordinario quanto misconosciuto poeta dialettale al quale soprattutto questa pagina è dedicata.


 

 

Giovanni Rosati (1836-1915), poeta raffinato, capace di produrre versi in latino come anche nel colorito dialetto di Ponzano; era fratello di Pietro e padre di Vincenzo.

Poeta raffinato, capace di produrre versi in latino come anche nel colorito dialetto di Ponzano; era fratello di Pietro e padre di Vincenzo.

Pubblicò in vita una deliziosa accolta di versi dal titolo Lu Rubecò di Penzà, Catanzaro, 1914. Fu inoltre tra i componenti del Decurionato di Civitella che firmò "l'adesione all'Italia unita". Lasciò, inedita, una memoria dell'assedio alla fortezza che, si spera, possa essere al più presto data alle stampe

Di prossima pubblicazione inoltre è una nuova raccolta delle sue poesie che Renata Ronchi sta curando e che darà conto dell'intera sua produzione poetica edita e inedita.

La padronanza della metrica, l'arguzia e, al tempo stesso, la sensibilità del suo poetare si evidenziano nel bel componimento che qui pubblichiamo, tratto da Lu Rubecò di Penzà.

 

a destra: ritratto di Giovanni Rosati

   

Una poesia di Pietro Rosati scritta nel dialetto di Civitella del Tronto

 

Pe defesa

 

Hai settantaquattr'anni, e anco' nsi sa

Quanne Domineddio mi fa morì;

I' spero fino a cienti d'arrivà,

Ma sarebbe quasci ora di partì.

 

Finchè stengo a stu munne, vuoi magnà,

Vuoi veve lu vi' bone, e vuoi dormì;

Finchè tengo lu fiato vuoi cantà,

E finché pozzo mi vuoi divertì.

 

Tu, ntanto, o Morte, arrota lu faggiò,

E quanne je' chiamata allora vie';

Nci serve cerimonie fra di nu.

 

Tu je' mpuò traditora ... ma dapuò ...

Statti arrete pe mo; pensi ì pe te! ...

T'arigalo nu pare di capù!...

 

(1910)

Per difesa

 

Ho settantaquattro anni e ancora non si sa

Quando il Signore Dio mi farà morire

Io spero di arrivare fino ai cento

Ma sarebbe quasi ora di partire.

 

Finchè vivo, voglio mangiare

Voglio bere vino buono, e voglio dormire

Finchè ho fiato voglio cantare

E fino a quando posso mi voglio divertire.

 

Tu, intanto, o Morte, arrota la falce

E vieni solo quando sarai chiamata

Non c'è bisogno di cerimonie tra di noi.

 

Tu sei un po' traditrice, ma più tardi …

Per ora stai indietro, ci penso io per te!

Ti vogli regalare un paio di capponi.

 

(1910)

 
 

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